Il blog degli studenti del Bachelor of Arts SUPSI
in Comunicazione Visiva

21/03/2015

Film che ha raggiunto
il realismo più assoluto,
ma privo di storia memorabile.





Mai visto film più reale di questo, senza trucco e senza vergogna. Solo vita vera. Un'opera in grado di toccare l’animo universale di ogni bambino racchiuso in ognuno di noi. Mostrando la crescita di una famiglia comune, Linklader ha raccontato la storia di tutti. Ma dopo un mese, l'ho dimenticato.

Ho guardato Boyhood e subito ne ho voluto scrivere una recensione. È stato un film che mi ha colpita talmente tanto, che le parole si pronunciavano da sole. Sul momento ho scritto questo:


Un film che sembra non raccontare nulla, mentre invece racconta tutto.

Richard Linklater, con la volontà di voler raccontare in tempo reale la crescita di un bambino (nel film Mason, interpretato da Ellar Coltrane), ha girato ogni anno una parte del suo film, per 11 anni. Ha così inciso la vita e la crescita di questo bambino, ed insieme anche quella di tutti gli altri attori. Ha bloccato per sempre una famiglia che cresce, in maniera naturale. 

La potenza di questa incredibile opera, a mio parere, è il forte potere di immedesimazione in chiunque lo guardi. “Boyhood” mi ha fatto rivivere un pezzo di vita, che ormai avevo dimenticato. Mi ha fatto rivivere emozioni passate. Perché Linklater ha avuto la capacità estrapolare attimi di quotidianità "globale", ed averli portarli su schermo trasformandoli in un film reminiscente. Azioni che possono apparire banali o scontati, come i classici segni sul muro per segnare la crescita del bambino, ma che sono in realtà parte di vita di tutti noi. Step naturali, se vengono vissuti in prima persona. Esplicativi se vengono visti da occhi esterni.
Un film che mi ha fatto rivivere la vita da bambina ad adolescente in prima persona, ma anche dal punto di vista genitoriale. 
Senza che me ne rendessi conto, Mason cresceva, diventava “grande”. Il tutto accadeva sotto i miei occhi, eppure non me ne accorgevo. Seppur rimanevo a tratti sbalordita notando i cambiamenti fisici, di animo era sempre il piccolo Mason. La prima volta con una birra in mano, con una sigaretta in bocca (orribile), al volante dell'auto (un attimo prima era seduto dietro!), il suo primo lavoro, al concerto con la ragazza... com'era possibile? Ora capisco i genitori! Mi sono fortemente affezionata a lui, gli volevo bene. Mi sento una mamma, che parla del proprio figlio. È una sensazione indefinibile ed inspiegabile a parole, unica nel suo genere. Comprensibile solo guardando il film. 

Linklater mi ha fatto rivivere il passato, e mi ha già anticipato il futuro.

Ma non si parla solo di Mason, si parla della crescita di una famiglia intera. E io ne facevo parte. L'invecchiamento della madre e la crescita del padre, per esempio, mi hanno colpita quasi più di quella del figlio. Ed insieme alla crescita dei protagonisti, c’è anche l'evoluzione tecnologica, la diversificazione musicale e i mutamenti culturali e sociali. L’affermazione del digitale. Il modo di parlare, il modo di vivere, il modo di vestire. â€œBoyhood” presenta una famiglia che cresce, ma mostra anche l’epoca che è passata; vedere i protagonisti giocare al tamagotchi e dopo vederli invece con l’iPhone in mano. L'influenza dei social network con l'arrivo di Facebook... Sembra un documentario di vita degli ultimi vent’anni. Ci sono stati cambiamenti che abbiamo vissuto tutti, forse in maniera inconsapevole, e che ora ci sono stai rimembrati. 

Finito il film, ho riguardato l’inizio. non mi sembrava vero.
Questo non è un film. È di più. Questa è realtà portata su uno schermo. Questo film è vita. 
Nessun film, prima d’ora, mi ha fatto vivere emozioni simili. Non è semplicemente un bellissimo esperimento “tecnico” e narrativo, è un film che parla della vita che si modifica nel tempo. Quella di cui ne facciamo tutti parte. Un film che è stato in grado di toccarmi l’anima più nascosta. Perché tocca l’animo universale. Un lavoro encomiabile. Un film eccellente, che ha raggiunto la bellezza più profonda. Richard Linklater ha raggiunto l’assoluto.


Ora, a distanza di un mese, ho completamente cambiato la mia opinione. 
Contraddicendo le mie stesse parole, affermo che "Boyhood" (a mio parere)  Ã¨ un film che non racconta nulla. 
Non nego tutte le forti ed incredibili emozioni che mi ha fatto provare ed è vero che così facendo ha raccontato la storia di tutti noi, ma è bastato il trascorrere di poco tempo per farmelo dimenticare. Rimane semplicemente un bel esperimento tecnico, ma nulla di più.

È un film che ha forza solo nel mentre, e non nel ricordo.
Per continuare ad apprezzarlo dovrei continuare a guardarlo.
Ma chiaramente non ne ho voglia e non ha alcun senso farlo.


di Valentina D'Annunzio


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