Il blog degli studenti del Bachelor of Arts SUPSI
in Comunicazione visiva

28/01/2014

La parola nuda, intervista a Bruno Monguzzi

Articolo tratto da Artichoke 01

“ Il problema della fruizione di un’immagine è un problema complesso, perché l’immagine, in sé, è solitamente complessa. Quando guardiamo un’immagine siamo convinti che ciò che abbiamo visto corrisponda all’immagine stessa, di fatto, il più delle volte, ciò che noi vediamo è una minima parte di ciò che l’immagine contiene. Ma c’è un altro problema. Quello del contesto in cui l’immagine viene a collocarsi. A partire dal momento in cui noi contestualizziamo l’immagine, questa, inevitabilmente, racconterà un’altra storia.

Nei miei anni di insegnamento ho sviluppato un decalogo per rendere lo studente attento ai fattori responsabili della messa in atto del processo d’interazione tra immagine e contesto, processo fondamentale per la definizione del senso.
I primi nove punti rappresentano i fattori scatenanti il processo, il decimo, che definiremo Significato, ne è la risultante. In altre parole il significato ultimo dell’immagine è prodotto dalle complesse interazioni tra immagine e contesto.
I nove punti sono esposti in un ordine che consenta una facile memorizzazione, ma questa sequenza non corrisponde ad alcun valore gerarchico, il punto primo non è necessariamente più importante del secondo o del nono e viceversa. D’altronde non tutti i fattori sono necessariamente sempre presenti ”.

 

Dimensione
Quando voi ricevete un’immagine, su supporto cartaceo o altro, la dimensione della stessa è quasi sempre casuale. Sarete voi a doverle attribuire “la corretta” dimensione.
Prendo un pezzo di carta, quadrato, e lo pongo al centro di questo campo. Ora prendo un altro pezzo della stessa carta, ancora quadrato ma di altra misura, e lo pongo al centro del medesimo campo.
Si tratta in ambo i casi di un quadrato, ma il secondo appare diverso dal primo. Assume un ruolo diverso.
Ad essere diversa è la relazione con il campo, non la sua configurazione. A renderlo diverso è la diversa interazione con il contesto spaziale. In altre parole appena dimensionate l’immagine intervenite inevitabilmente sulla sua “storia”, sulla storia che quell’immagine contiene. 

 

Collocazione
Abbiamo accennato al processo interattivo tra la dimensione dell’immagine e il suo campo. Ora, se aveste due immagini all’interno del medesimo contesto, mettereste in atto un nuovo processo interattivo tra le due immagini dove si costituisce una sorta di gemellaggio.
Le due immagini si integrano in uno specifico dialogo generato dalla loro medesima dimensione e dal medesimo posizionamento.
Stessa misura, stessa collocazione ma ruolo diverso, ruolo che le viene appunto attribuito dal nuovo contesto.

Qui le due immagini si contrappongono, il dialogo che le lega è ora di altra natura.
Le due medesime immagini, parimente collocate ma di dimensioni radicalmente diverse, raccontano due storie differenti.

E ancora due storie diverse raccontano questa nuova situazione dove, a parità di dimensione, abbiamo una collocazione diversa.

Naturalmente si possono mischiare i due fattori.

 

Orientamento
Il quadrato è privo di orientamento mentre il rettangolo, al contrario, è orientato.
L’orientamento dell’immagine mette anch’esso in atto un processo interattivo con il campo (il campo verticale caratterizza un’immagine verticale diversamente da un campo orizzontale) così come orientamenti simili o contrapposti produrranno integrazione o contrapposizione tra le immagini.
Fino a questo punto non abbiamo usato vere immagini ma semplici pezzi di carta neutra per facilitare l’indagine sulla relazioni in atto a prescindere dalla complessità aggiuntiva dell’immagine stessa.

 

Punto di vista
L’immagine non mostra soltanto ciò che rappresenta ma rivela il punto di vista dal quale il fotografo ha fissato l’evento.
La collocazione dell’immagine nel campo dato può facilitare l’osservatore ad assumere il punto di vista richiesto dall’immagine, passando facilmente e naturalmente ad assumere punti di vista diversi. Una forte integrazione strutturale determinata da parità di dimensione, orientamento e collocazione può costituire un “ordine” visivo ma produrre di fatto un disordine percettivo, cioè una fruizione problematica se le due immagini sollecitano punti di vista diversi.

 

Scala
Queste due immagini, allineate e della stessa dimensione presentano lo stesso punto di vista ma un salto di scala enorme.
Eppure, anzi, proprio per questo il loro accostamento funziona.
In certi casi, quando il salto di scala non è sufficientemente importante, la dimensione delle immagini dovrà essere differenziata, proprio per esprimere la diversità di scala.

 

Scala tonale o gamma cromatica
La scala tonale e la gamma cromatica costituiscono altri fattori responsabili di specifici processi interattivi.
In questo caso la scala tonale integra fortemente le due immagini che, per collocazione e scala, tendono a dissociarsi.

 

Struttura grafica e struttura latente
Per struttura grafica intendiamo la costruzione “tracciata” nell’immagine, per struttura latente intendiamo la struttura indotta dai significati.
In questa doppia pagina nell’immagine a destra la bandiera costituisce una chiara struttura grafica obliqua. Costituisce inoltre una struttura latente, pure obliqua, che scende verso l’angolo destro in basso. (La bandiera è attaccata all’asta a sinistra e vola verso l’angolo basso a destra).
A questa struttura latente si contrappongo quella del bambino che corre, trascinando la bandiera, verso l’angolo alto a sinistra dell’immagine. Tra questa immagine e quella nella pagina a sinistra – dove il corpo della donna con le braccia protese verso l’alto costituisce pure una struttura sia grafica che latente obliqua – c’è una forte integrazione strutturale.

 

Segno o texture
La “tessitura” è un fenomeno complesso che si fonda sulla reiterazione di un segno originario, che potremmo definire base.
In questo caso è il rombo, la cui ripetizione produce in ambo i casi una analoga “tessitura”.
L’integrazione prodotta da questo fattore è in questo caso evidente.
Anche qui abbiamo una chiara presenza “segnica”.
Nell’immagine di destra abbiamo di fatto la contrapposizione di due “segni” fondamentalmente diversi: una linea curva e una linea frastagliata, a sega.

 

Contenuto
Un’immagine figurativa presenta sempre un contenuto più o meno esplicito.
“I need” scritto con un gesso su una parete povera, presenta una chiara affinità contenutistica con l’immagine delle braccia protese sulla croce tombale dei genitori.
Anche queste due immagini hanno una relazione contenutistica, anche se meno esplicita.
A destra abbiamo un ritratto di Erza Pound, ma il vero soggetto non è ciò che vediamo in lui, bensì, trattandosi di un’immagine introspettiva, ciò che di lui non vediamo.
A sinistra abbiamo una automobile che è coperta, che non possiamo vedere. Ci sono raffinate affinità di segno e di struttura grafica che legano queste due immagini, che fanno da ponte partendo dalla radicale contrapposizione tra orientamento verticale e orizzontale.

 

Significato
Un dato contenuto può assumere significati diversi.
Il significato “utlimo” è determinato dalle complesse interazioni originate dai nove fattori cui abbiamo brevemente accennato.
Il significato definitivo dell’immagine lo realizza naturalmente il fruitore, integrando motivazioni che rimangono oscure al fruitore stesso.
Ma il contesto dell’immagine è stato costruito da voi, siete voi i responsabili del significato “ultimo” che quell’immagine avrà veicolato.
Provocatoriamente vi dirò che in definitiva siete voi l’autore finale, non il fotografo.

 

Biografia
Bruno Monguzzi, chiassese d’origine, ha studiato grafica, fotografia e psicologia della forma a Ginevra e Londra.
Ventenne inizia la sua cariera presso lo Studio Boggeri di Milano, quella straordinaria fucina della comunicazione visiva dove sono già passati Xanti Schawinsky e Max Huber.
A metà degli anni ’60 Monguzzi è chiamato in America a disegnare nove padiglioni per l’Esposizione Universale di Montrèal, poi rientra a Milano dove collabora con Antonio Boggeri.
All’inizio degli anni ’70 torna in Ticino con Anna, figlia di Boggeri, e si installa nell’eremo di Meride.
Grafico, tipografo, fotografo, progettista di allestimenti, si è occupato soprattutto di museografia e didattica.
Nell’arco di trent’anni ha insegnato al CSIA e alla SUPSI di Lugano poi è stato docente invitato all’accademia di architettura di Mendrisio.
Premio Bodoni nel 1971 e premio dell’Art Director’s Club Milano nel 1977, vince nel 1983 il concorso internazionale per l’immagine e la segnaletica del nuovo Musèe d’Orsay a Parigi. Per questo progetto gli verrà conferito dal Governo francese nel 1991 il Prix Janus. Nel 1991 viene eletto dalla rivista Hochparterre miglior tipografo svizzero. I suoi manifesti e i suoi libri sono ripetutamente premiati dal Dipartimento federale degli interni tra i migliori manifesti e libri svizzeri dell’anno. Medaglia d’oro dell’Art Director’s Club di New York nel 1990, Medaglia di bronzo e Medaglia d’argento alla Triennale del manifesto di Toyama nel 1991 e Medaglia d’oro nel 2000, lo stesso anno riceve il premio Yusaku Kamekura, per la prima volta attribuito a un grafico non giapponese.
Nel 2003, a Londra, la Royal Society of Arts gli conferisce il titolo di “Honorary Royal Designer for Industry”.
Membro dell’Alliance Graphique Internationale dal 1979, è stato chiamato in importanti giurie. Monografie sul suo lavoro sono state pubblicate in Europa, Stati Uniti, Giappone e Cina.

The photographer's eye, John Szarkowski, fotografia, editoria, stampa, cartaceo, paper, print, Bruno Monguzzi, grafica, graphic, designer, SUPSI, articoke, comunicazione visiva, CV, Trevano, Lugano, Ticino, Svizzera, CH
A partire dal momento in cui noi contestualizziamo un'immagine, questa, inevitabilmente, racconterà un'altra storia.
The photographer's eye, John Szarkowski, fotografia, editoria, stampa, cartaceo, paper, print, Bruno Monguzzi, grafica, graphic, designer, SUPSI, articoke, comunicazione visiva, CV, Trevano, Lugano, Ticino, Svizzera, CH
Punto di vista
The photographer's eye, John Szarkowski, fotografia, editoria, stampa, cartaceo, paper, print, Bruno Monguzzi, grafica, graphic, designer, SUPSI, articoke, comunicazione visiva, CV, Trevano, Lugano, Ticino, Svizzera, CH
Scala
The photographer's eye, John Szarkowski, fotografia, editoria, stampa, cartaceo, paper, print, Bruno Monguzzi, grafica, graphic, designer, SUPSI, articoke, comunicazione visiva, CV, Trevano, Lugano, Ticino, Svizzera, CH
Scala tonale o gamma cromatica
The photographer's eye, John Szarkowski, fotografia, editoria, stampa, cartaceo, paper, print, Bruno Monguzzi, grafica, graphic, designer, SUPSI, articoke, comunicazione visiva, CV, Trevano, Lugano, Ticino, Svizzera, CH
Struttura grafica e struttura latente
The photographer's eye, John Szarkowski, fotografia, editoria, stampa, cartaceo, paper, print, Bruno Monguzzi, grafica, graphic, designer, SUPSI, articoke, comunicazione visiva, CV, Trevano, Lugano, Ticino, Svizzera, CH
Segno o texture
The photographer's eye, John Szarkowski, fotografia, editoria, stampa, cartaceo, paper, print, Bruno Monguzzi, grafica, graphic, designer, SUPSI, articoke, comunicazione visiva, CV, Trevano, Lugano, Ticino, Svizzera, CH
Contenuto
The photographer's eye, John Szarkowski, fotografia, editoria, stampa, cartaceo, paper, print, Bruno Monguzzi, grafica, graphic, designer, SUPSI, articoke, comunicazione visiva, CV, Trevano, Lugano, Ticino, Svizzera, CH
Contenuto
The photographer's eye, John Szarkowski, fotografia, editoria, stampa, cartaceo, paper, print, Bruno Monguzzi, grafica, graphic, designer, SUPSI, articoke, comunicazione visiva, CV, Trevano, Lugano, Ticino, Svizzera, CH
Significato
The photographer's eye, John Szarkowski, fotografia, editoria, stampa, cartaceo, paper, print, Bruno Monguzzi, grafica, graphic, designer, SUPSI, articoke, comunicazione visiva, CV, Trevano, Lugano, Ticino, Svizzera, CH
Significato

Articoli correlati