Il blog degli studenti del Bachelor of Arts SUPSI
in Comunicazione visiva

15/12/2013

Ogni fine, un nuovo inizio

Ogni anno è come se fosse il primo. Questa è la filosofia espressa nelle undici pubblicazioni di Artichoke, la rivista di comunicazione visiva della SUPSI. Quali erano le premesse? Quali gli obietti? Come si è trasformata, nel tempo, la rivista? Jona Pixel Mantovan e Sidi Vanetti hanno risposto alle nostre curiosià, aiutandoci a capire, il cuore della rivista.

Artichoke 00, intervista a Jona Pixel Mantovan, uno dei tre studenti fondatori della rivista.

Com’è nata la rivista Artichoke?
Artichoke faceva parte di un progetto chiamato “on the camper”, dove il nostro obiettivo era quello di mettere in piedi un gruppo eterogeneo, multidisciplinare che potesse cercare delle soluzioni in qualunque ambito e in qualunque aspetto della comunicazione. Il risultato di questo progetto fu una etichetta discografica, uno shop online di t-shirt, e una rivista di nome Artichoke, sviluppata assieme a Andrea Bonfanti e Aris Bassetti.
Durante l’anno ci rendemmo conto che c’era parecchio materiale prodotto da studenti, a livello di illustrazioni, video, testi, conferenze. Il problema era che tutto questo materiale rimaneva relegato da qualche parte nella scuola e non veniva fruito da nessuno. La nostra idea era di mettere in piedi questo magazine utilizzando un formato non consueto. Abbiamo pensato di fare in modo che la scuola avesse più visibilità, che qualcuno capisse cosa offriva, e soprattutto che anche gli studenti potessero avere una sorta di vetrina o trampolino di lancio, una volta terminati gli studi.
La comunicazione era studiata in modo da non pubblicare semplicemente un articolo che si esaurisse in quel momento, ma un poster che avesse il contenuto di un articolo e che mettesse in risalto l’illustrazione, la fotografia, o il determinato argomento che gli era stato assegnato.
Piano piano abbiamo convinto i vari responsabili di pubblicare il nostro lavoro così com’era, facendo in modo che la scuola si potesse dotare di uno strumento di comunicazione a due direzioni; da una parte gli studenti che potevano avere visibilità e dall’altra la scuola che poteva avere visibilità nei confronti di potenziali nuovi studenti o professionisti del settore che volessero capire meglio cos’era la SUPSI.
Ci ha fatto molto piacere sapere che questa rivista è stata portata avanti dalle generazioni successive di studenti e docenti, facendola crescere.

Vi aspettavate tutto questo successo?
Siamo stati piacevolmente sorpresi. Per noi è stato un successo dal punto di vista professionale. Personalmente ho cercato di dare il massimo, come in tutte le cose che faccio, ma non mi sarei mai aspettato un successo simile. Ho visto che l’intenzione della scuola di investire risorse su questo prodotto, paga. Facendo il confronto con quello che viene prodotto in altri istituti, secondo me, Artichoke riesce a valorizzare meglio anche l’istituto stesso.
Se prima magari c’era “confusione” tra i dipartimenti che si stavano organizzando, adesso che il livello di Artichoke si è alzato, è possibile una maggiore chiarezza. È fantastico che in un territorio come il nostro si possa pensare di fare produrre e redarre Artichoke.

Hai avuto modo di visionare gli altri Artichoke? Cosa è cambiato da artichoke 00? Miglioreresti qualcosa?
Il nome di Artichoke deriva dal fatto che i fogli erano inseriti uno all’interno dell’altro e, una volta guardata la rivista di profilo, si notava evidentemente la struttura del carciofo. Questo è un po’ quello che era il ruolo di Artichoke: far cambiare il punto di vista nei prodotti, nei progetti e nelle idee.
Artichoke era contenuta dentro una gigantesca busta nera di carta, simile a quelle dello zucchero delle macchinette del caffè, una cosa che desse una forte sensazione ogni volta che veniva aperta. Questo era un po’ il concetto che stava dietro la rivista, e ora manca un po’ questa dimensione “extra”. 
Mi auguro che gli studenti di comunicazione visiva continuino in questo percorso di innovazione, esplorando costantemente l’universo visivo alla ricerca di novità e nuove forme, e questo anche sperimentando profondamente le nuove tecnologie.

 

Artichoke 11, intervista a Sidi Vanetti, curatore attuale della rivista.

Dato il continuo mutamento dietro la "redazione di Artichoke" (composta ogni anno da studenti diversi) cosa si può aspettare un assiduo lettore della rivista da un nuovo numero?
Non esistono assidui lettori di artichoke.
Dal mio punto di vista ritengo molto più importante il corso di artichoke piuttosto che il risultato finale. Il valore aggiunto che vien trasmesso agli studenti del corso, ovvero l'esperienza extrascolastica vissuta durante il periodo di realizzazione, ha per me più valore rispetto all'aspettativa del lettore.
Comunque ogni numero dovrebbe riuscire a intrigare il lettore sotto due punti di vista, quello formale e quello più comunemente legato ai temi trattati.

Dal punto di vista formale quali cambiamenti e quali ricorrenze ci sono nella rivista Artichoke?
La caratteristica formale principale di questa rivista è quella di non avere un'impaginazione unica e coerente, ma di essere composta da più griglie tipografiche; più precisamente da una serie di diverse impaginazioni, ciascuna adatta al proprio articolo. Durante il corso il lavoro viene suddiviso all'interno della classe creando dei piccoli gruppi di 3/4 studenti. Ogni gruppo si occupa quindi di “costruire” un'articolo dall'inizio alla fine.
La forza di questa rivista sta proprio nel fatto che viene realizzata a più mani. Ne risulta dunque una rivista senza Stile, a testimonianza di una scuola capace di esprimersi attraverso un insieme di differenti linguaggi.
La copertina, pur non avendo una testata fissa, trasmette comunque un senso di continuità mettendo in evidenza un progetto scolastico sempre differente.

A livello di contenuti come cambia la rivista e quali sono i punti saldi o le tematiche da affrontare sempre?
Da quando il progetto è sotto la mia supervisione, la rivista non raccoglie più solo i progetti realizzati all'interno della scuola, ma si è voluta aprire sempre di più verso l'esterno dando così più peso al valore didattico del corso. In questo modo, infatti, gli studenti hanno l'opportunità di arricchire il proprio bagaglio culturale ed emozionale conoscendo da vicino grandi e piccoli professionisti del settore.
Non esiste una vera e propria struttura editoriale, la scelta delle tematiche trattate all'interno di ciascun numero avviene in modo non troppo razionale, nonostante ciò dagli ultimi numeri si può vedere come gli articoli, pur essendo volutamente tutti molto diversi fra loro, riescono a rappresentare l'ampio tema della comunicazione visiva in tutte le sue discipline.

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Artichoke 00 copertina fronte e retro
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